La nostra storia

In questa pagina, abbiamo voluto riportare un testo del nostro socio fondatore Luigi Rongoni, scritto in occasione del 40° anniversario di fondazione, che narra un po’ la nostra storia della nostra sezione. E’ un doveroso omaggio che la nostra sezione deve a questa persona di così alto profilo umano e sociale, per fare in modo che gli ideali che ci ha lasciato, non vadano perduti.

La nostra storia - 1
Festa Sociale – 7 Giugno 1964

Essendo ormai prossimo un traguardo di così alto significato,il nostro presidente della Sezione Alessandro Lanfranchi, a nome anche del Consiglio direttivo,più che chiedermi,mi ha esplicitamente “commissionato” di stendere una relazione rievocativa di questi 40 anni di vita avisina nella nostra Comunità. Se avessi attentamente considerato,come avrei forse dovuto,qual era il compito che mi veniva affidato,ben consapevole delle mie limitate capacità,avrei dovuto ringraziare per la fiducia che mi si dimostrava,ma rinunciare ad un incarico di tanta responsabilità,adatto piuttosto a persone di me più qualificate;ma un po’ per non deludere il Presidente e i Consiglieri e un po’ perché desideroso di ripercorrere,con quelli dell’ A.V.I.S. ,40 anni della mia vita stessa,ho finito con l’accettare questa responsabilità,che cercherò di onorare con il massimo impegno. Non presumo, ovviamente, di poter e di saper riassumere,in questa mia esposizione,i 40 anni di vita d’un’associazione di volontariato umanitario,qual è l’A.V.I.S. ,che è gravata da importanti e doverosi adempimenti sanitari e da compiti organizzativi assai complessi e impegnativi, ai quali vanno aggiunte,non ultime,le responsabilità civile e morale;m’è giocoforza,pertanto,limitarla a quegli episodi che,sia pure isolati e saltuari,ritengo d’importanza fondamentale.

La nostra storia - 2
Primi 16 donatori di Ostiano – Aprile 1958

Il primo che mi piace ricordare,è tale anche cronologicamente:il 14 Aprile 1 958,presso l’Istituto sieroterapico”Serafino Delfanti” di Milano,con tanto entusiasmo e altrettanta apprensione, avveniva il”battesimo”della donazione del sangue per i primi 16 volontari del costituendo Gruppo A.V.I.S. di Ostiano,associato alla Sezione di Vescovato,al cui Presidente e responsabile sanitario,il Dottor Adelfo Pasquali,dobbiamo immensa e imperitura gratitudine,perché ebbe il grande merito di illuminarci su un problema prima d’allora a noi sconosciuto:il dono periodico e gratuito del sangue. Ancora è ben vivo in me il ricordo di quella mia casuale visita di lavoro,durante la quale il Dottor Pasquali mi parlò di questa associazione di donatori volontari del sangue, che allora era poco nota e scarsamente diffusa,cosicché essa risultava insufficiente per soddisfare le richieste di ospedali,di case di cura e di sofferenti privati,che abbisognavano urgentemente di sangue per terapie antiemorragiche o per sopperire a perdite conseguenti a interventi chirurgici o,non di rado,a gravi incidenti di varia natura. Rammento il suo caldo entusiasmo,la sua profonda convinzione e la sua professionale,specifica competenza nel ramo trasfusionale, prerogative tutte che, in breve e facilmente, vinsero la mia iniziale titubanza,chiarendo ogni dubbio e fornendomi certezze. Così,prima ancora che terminasse il nostro affabile e interessante colloquio,lasciai sul tavolo del suo studio,appoggiata su altre,la mia domanda di adesione all’A.V.I.S. ,debitamente compilata e firmata. E,quando ci lasciammo,il nostro saluto fu più cordiale e caloroso del solito. Da quel pomeriggio dei primi giorni del Marzo 1958,ci legò sempre la comunanza degli ideali avisini e il dottor Pasquali mi onorò anche di un dono inestimabile:la sua squisita e sincera amicizia,con giunta a una grande familiarità,che s’interruppe soltanto a seguito d’un suo trasferimento per motivi di salute. La nostra tanto proficua e feconda più viva riconoscenza,l’identica ammirazione e l’infinita stima di sempre. Si era giunti,frattanto,verso la fine del 1971 e,con l’anno, terminava anche la nostra appartenenza formale alla Sezione A.V.I.S. di Vescovato,che per noi restava però la sezione-madre,alla quale ci legava un ideale cordone ombelicale e con la quale continuava una ancor più stretta collaborazione,resa necessaria per facilitare il passaggio a sezione autonoma e il suo iniziale funzionamento, ma soprattutto per evitare che essi risultassero traumatici per eventuali e possibili “passi falsi” dovuti all’inesperienza.

Cerimonia di Inaugurazione della sezione - Settembre 1959
Cerimonia di Inaugurazione della sezione – Settembre 1959

Il 6 Febbraio del 1972,nel Salone Don Rosa di Ostiano,si tenne la nostra prima assemblea presenti 35 soci donatori,sui 75 iscritti,e due dirigenti provinciali,venne ufficialmente e festosamente costituita la sezione intercomunale di Ostiano – Gabbioneta. Fu questo,senza dubbi o,un evento che ancora oggi si può definire memorabile,poiché diede un rilevante e decisivo impulso allo sviluppo e all’accrescimento della Sezione;ma va detto,per amore di verità,che non fu privo di frequenti disagi e di intime sofferenze per i nuovi inesperti dirigenti che,pur impegnandosi con la massima buona volontà e al limite delle proprie capacità,si trovarono a dover fronteggiare tante e così gravose responsabilità. In quei momenti difficili ci sostenne e ci guidò il patrimonio morale acquisito nei precedenti annidi attività donazionale e,forse ancor più determinante per continuare sulla via intrapresa con buona lena,fu la gioia immensa che procurarono le prime richieste di un nostro intervento diretto:la vicinanza e talvolta il contatto con i sofferenti risvegliò in noi tutti quel senso del dovere che,a volte dimenticato o delegato ad altri,ora c’imponeva un’attenta ed efficace partecipazione ai bisogni del nostro prossimo. Un piccolo flacone del nostro Sangue,per se stesso, poteva essere oggettivamente considerato un dono modesto, ma si prese subito coscienza che esso acquistava inestimabili valori morali e umani perché, oltre alla pur importante”materia”, racchiudeva la nostra solidale e amichevole comprensione e dimostrava un sincero sentimento di fratellanza, dettato dalla consapevolezza di essere tutti figli d’un solo Padre,che sembrava riconoscibile nel volto d’ogni sofferente al quale di donava. A questo proposito pare doveroso e utile citare,perché appropriata e significativa,la preghiera del donatore di sangue recitata dal Santo Padre Giovanni XXIII,della quale si riporta un breve passo così che ognuno di noi lo possa leggere con l’attenzione necessaria per coglierne il significato più vero e per trarne,poi,personali e meditate deduzioni. “O Gesù salvatore,le angosce dei sofferenti,Tuoi fratelli e nostri,ci spingono a dare un po’ del nostro sangue,perché ad essi ritorni il vigore della vita;ma vogliamo che tale dono sia diretto a Te,che hai sparso il Tuo sangue prezioso per noi”Sono questi e solo questi,i validi motivi che ci hanno sorretto allora e che da sempre ci in vogliano ad operare in un settore di volontariato tanto impegnativo, ma così gratificante da far dimenticare al donatore il”costo”della sua disponibilità,che è bene porre nella dovuta evidenza. Per operare in condizioni idonee a salvaguardare la propria salute e a recare un sicuro beneficio al ricevente, infatti, egli non solo deve sottoporsi con periodica frequenza a severi e ben precisi controlli,ma gli è fatto obbligo di mantenere comportamenti responsabili anche nella sua vita privata;e ciò per evitare che il dono del sangue-che nonostante i confortanti progressi delle ricerche è rimasto ancora oggi una terapia insostituibile – possa garantire con certezza assoluta l’alleviamento delle sofferenze,ove sia possibile,e scongiurare il pericolo d’un loro aggravamento con eventuali complicazioni. Quanto sopra, tuttavia,non deve indurre a considerare i donatori di sangue,uomini o donne che siano,come degli eroi o dei superdotati fisicamente e,meno ancora, come dei boriosi esibizionisti,poiché sarebbe una valutazione del tutto errata;essi sono, infatti, comunissime persone che,grazie ad una particolare mentalità o intuizione, si sono rese consapevoli che il contribuire attivamente a mitigare i disagi della parte sofferente della collettività significa migliorare l’umana con vivenza,premessa indispensabile perché una società possa definirsi civile. Dopo questa divagazione,che è pur sempre attinente all’argomento,rientriamo nel binario rievocativo per illustrare l’aspetto amministrativo ed organizzativo del nostro sodalizio. Come ogni altra associazione di volontariato priva di redditi,anche l’A.V.I.S. non avrebbe possibilità di vita se,oltre ai soci donatori,non vi fossero diverse persone generose che,in occasione di ricorrenze felici o purtroppo dolorose,non la sostenessero con offerte a volte piuttosto consistenti:sono questi i nostri soci sostenitori i quali,in genere impossibilitati a donare sangue,partecipano al funzionamento dell’associazione con offerte periodiche di indubbia utilità e che,per questo,vanno qui ricordati. La tranquillità economica del nostro modesto bilancio,poi,è ancor più assicurata dal sostanzioso ricavato dell’ormai ventennale veglioncino mascherato dei bambini:i titolari delle sale da ballo che lo organizzano infatti,devolvono generosamente l’intero incasso,dedotte le sole spese,alla nostra associazione. Alla quale non è mancata l’attenzione e, all’occorrenza, la solidarietà delle Amministrazioni comunali succedutesi nei due paesi in questo quarantennio;anche se,lo si fa presente con giustificato orgoglio, una gestione oculata delle nostre risorse consente da vari anni di poter evitare richieste d’impegni finanziari alle due Comunità,con le quali rimangono sempre rapporti di stima e di collaborazione. E aspetto organizzativo,sicuramente quello che richiede il maggior impegno,è di totale competenza e onere dei componenti il Direttivo sezionale:sono essi, in fatti, che devono predisporre con ogni cura i prelievi del sangue,gestendo le disponibilità in modo,se possibile,da soddisfare le richieste diversificate,di sangue intero o di suoi componenti;promuovere iniziative o manifestazioni tendenti a far proseliti e a sensibilizzare l’opinione pubblica sul”problema”del sangue;e partecipare ad assemblee o seminari a incontri a vari livelli e a corsi d’aggiornamento. Se intende garantirsi un futuro,l’A.V.I.S. ha infatti la continua necessità di rinnovarsi e migliorare sotto vari punti di vista e, soprattutto, di accrescere notevolmente il numero degli aderenti,poiché in Italia il traguardo della sufficienza e della sicurezza è ancora piuttosto lontano;e se il primo è raggiungibile,pur se con notevole spesa, importando emoderivati da paesi esteri,al secondo è difficile e arduo porre rimedio,anche proprio a causa dei prodotti importati,che non sempre offrono assoluta garanzia di immunità da pericolose conseguenze. Il Direttivo deve inoltre mantenere stretti e costanti collegamenti con gli organismi superiori e,nel caso nostro,con la Sede provinciale di Cremona,che è una delle più qualificate,non solo a livello regionale,e che dal tempo ormai lontano della nostra costituzione ci ha sempre offerto la sua valida e premurosa collaborazione, non facendoci mai mancare preziosi consigli, sagaci diretti ve, informazioni tempestive e anche,quand’è il caso,utili e salutari osservazioni. Un altro organismo con il quale il nostro Direttivo deve tenere un costante rapporto è il Centro trasfusionale dell’Ospedale di Cremona,che da molti ci è invidiato per la professionalità e la competenza dimostrata:è il luogo dove, in un’atmosfera serena,si realizza sul piano pratico la nostra partecipazione ai bisogni dei meno fortunati ed è anche la sede dove viene verificata e controllata l’idoenità fisica dei donatori e il loro comportamento,che tuttavia resta affidato in particolare al senso di responsabilità dei singoli. E, dulcis in fundo,al Presidente in prima persona e ai suoi più stretti collaboratori compete una rigorosa sorveglianza di tutta la complessa gestione della Sezione e del suo buon funzionamento,in quanto essi ne sono responsabili e devono quindi personalmente rispondere di eventuali irregolarità che venissero accertate. Si fa rilevare però ,con legittimo orgoglio,che la nostra Sezione non ha mai temuto e non teme ispezioni o controlli e che,anzi,spesso e volentieri li sollecita per la sua stessa tranquillità. Ho cercato in questa mia lunga relazione,buttata giù alla buona,ma con il cuore in mano, di far conoscere a tutte le persone alle quali sarà possibile recapitarla e che avranno la bontà di leggerla,qual è il nostro costante impegno e quali sono i fondamentali valori che esso intende conseguire: e, cioè, la cultura della fratellanza, della solidarietà e dell’amicizia. E pur senza illuderci, anche per evitare la possibile amarezza del disinganno,auspichiamo fortemente che siano molti coloro che,non avendola ancora provata, decidano di assaporare la gioia che dona un impegno sociale e che tra le varie e valide forme di volontariato,scelgano di aderire all’A.V.I.S. ,che riteniamo la più vera, significativa e gratificante. A conclusione, i rituali ma doverosi ringraziamenti:a tutti i soci donatori e,in particolare,ai purtroppo tanti che in questi 40 anni hanno cessato di vivere, lasciandoci però un esempio da imitare;ai soci sostenitori e t tutti coloro che,con il loro aiuto finanziario,hanno reso possibile il nostro operare;a quanti,in qualunque modo e in ogni tempo,hanno offerto la loro collaborazione per il buon funzionamento della Sezione o ci hanno dato il conforto della loro fiducia e della, loro amicizia;e,infine ma non ultime,alle Autorità religiose e civili,con le quali da sempre conserviamo un deferente rapporto di stima e di cooperazione.E a noi tutti un augurio di vero cuore:ad maiora! 

Ostiano, aprile 1998 Luigi Rongoni