Come superare la paura del “buco”

Paura dell’ago, di vedere il sangue, ma anche di fare una “figuraccia”. Per i ragazzi che vi si avvicinano per prima volta, sono almeno tre i motivi d’ansia al momento della donazione. Passati gli esami di idoneità, tutto sommato solo prelievi già fatti altre volte e “provette” che basta non guardare, è con la donazione vera e propria che il timore cresce parecchio. Come quello che ha “assalito” Nicolò, 20 anni, studente universitario, che ha accettato di raccontarci la sua “prima volta” (ma differita) al Centro trasfusionale.

Ecco il testo dell’intervista pubblicato su “AVIS SoS” del Dicembre scorso.


Allora, com’è stato donare il sangue? 

Mamma mia, che paura. Non pensavo, ma ne ho avuta parecchia. La notte prima ho cominciato ad avere un po’ d’ansia, e al mattino panico! Un conto è sottoporsi ai prelievi di idoneità, che tutto sommato sono come quelli che avevo fatto un paio di altre volte, un conto stare steso per un po’ con il sangue che esce. Onestamente, avessi trovato una scusa credibile per evitare la donazione, me la sarei giocata! Ma non l’hai trovata!

No, e comunque non potevo più tirarmi indietro. Sarebbe stata una figuraccia con la mia ragazza, che ha già donato qualche mese fa, e che mi ha voluto accompagnare.

Non gliel’ho chiesto io, sia chiaro, ha deciso lei di venire, ha insistito, forse per darmi coraggio. Avrà capito che fuori sembravo un duro, quasi che non ci pensassi, e che invece dentro avevo una fifa… Comunque, l’ho fatto. Ma non è facile, lo ammetto! Fa impressione vedere il sangue che esce e riempie la sacca. Ti dici tra te e te che lo fai per un buon motivo, che aiuti un malato, ma diciamocelo, in quel primo momento di paura, quando ti infilano l’ago e non puoi più “scappare”, pensi solo a te stesso!

E come sei riuscito ad affrontare la donazione?

Non per merito mio. Gli operatori del centro, forse intuendo il mio timore o ormai abituati ai “falsi duri”, non lo so, sono stati bravissimi. Mi hanno detto di pensare ad altro, di guardare i particolari della stanza, il cielo fuori dalle finestre e mi hanno fatto chiacchierare. Anche il mio “vicino di letto” ha cominciato a parlarmi del più e del meno, della partita, del tempo, persino delle prossime vacanze natalizie. Chissà se gli interessava davvero… Comunque, in qualche modo, la mezz’oretta è passata.

Senza mai guardare la sacca?

Più facile a dirsi che a farsi. Come quando i bambini si coprono il viso per non guardare la scena “paurosa” di un film o di un cartone, e poi sbirciano tra le dita…. Stessa cosa. La tentazione di guardare la sacca era irresistibile e almeno un paio di volte, forse tre, ho dato un’occhiata. Era la prima volta che donavo ed ero anche curioso di vedere qualcosa, la velocità con cui si sarebbe riempita. Ma erano occhiate di pochissimi secondi, avevo paura di rimanere impressionato e di svenire. Ecco, anche questo è stato il mio timore, di svenire, di fare la figura del deboluccio…

Ed è andata davvero così?

No no, tutto bene. Finito di donare, sono stato un po’ tranquillo. Mi hanno detto di stare steso qualche minuto e di alzarmi pian piano per vedere come andava. Non ho avuto capogiri, né altro. E mi sono alzato.

Che cosa hai provato in quel momento?

Mi fai la stessa domanda che mi ha fatto la mia ragazza. Invece di chiedermi come stavo, mi ha chiesto com’è stato? Cosa ti senti?  A parte una gran fame, le ho detto che mi sentivo bene. Provavo una bella sensazione che non sapevo descrivere. Da un lato mi sentivo più “leggero”, come se mi fossi tolto un peso, un pensieroenorme dalle spalle e dall’altra ero contento. Sì, proprio contento!

Pensi che andrà meglio la prossima volta?

Penso proprio di sì. Magari mi porto un libro e studio un po’.

Michela Rossato