Dalle staminali il sosia del sangue?

Un ulteriore passo avanti nella sfida del sangue artificiale è stato fatto quest’anno da un gruppo di ricercatori dell’Università del Wisconsin-Madison negli Stati Uniti. I risultati della loro ricerca, guidata da Igor Slukvin, consistono nell’averlo prodotto in laboratorio con una tecnica che imita la natura, ossia il processo che avviene durante la vita nel grembo materno

Sono stati prodotti in gran numero globuli rossi a partire da cellule staminali umane potenziando i fattori di trascrizione (le proteine che gestiscono il Dna indirizzando lo sviluppo di queste cellule) fino ad ottenere trenta milioni di globuli del sangue a partire da un milione di staminali.

n che modo? Slukvin raggiunto da Il Giornale.it spiega che sono stati individuati gli elementi chiave del programma genetico necessari per la produzione di sangue da cellule staminali pluripotenti, detti fattori di trascrizione. «Quando abbiamo potenziato la loro espressione – precisa -, siamo stati in grado di creare un’ampia gamma di globuli bianchi e globuli rossi. Un’altra combinazione di fattori di trascrizione ha indotto, invece, prevalentemente la formazione di globuli rossi e di megacariociti (cellule responsabili della produzione delle piastrine necessarie per la coagulazione del sangue ndr). Questi risultati indicano che è possibile bypassare la complessità dei metodi di differenziazione convenzionali».

Ma a che punto è oggi in la ricerca sul sangue artificiale? Risponde Michele Samaja, professore di biochimica all’università di Milano:  «Esistono soltanto prodotti in grado di emulare una o più funzioni del sangue che, più di tutti gli altri fluidi corporei, ne svolge tantissime. Con la premessa che non si può ancora parlare di sangue artificiale, sono essenzialmente tre le strategie per creare un surrogato del sangue in laboratorio. La prima prevede l’utilizzo di sostanze chiamate perfluorocarbonati. Ma l’impiego si è arenato davanti alla complessità delle patologie che provocano – continua il docente  -, spesso causate dall’ansia di trasferire la tecnologia all’uomo senza i dovuti esperimenti su modelli animali. La seconda strategia prevede il recupero del sangue da trasfusione arrivato a scadenza senza essere stato utilizzato, oppure del sangue bovino. Questa è una strada relativamente sicura e probabilmente la più vicina all’applicazione su vasta scala. La terza riguarda la produzione di nuovi eritrociti mediante l’utilizzo di cellule staminali, quella di Slukvin, appunto. Sarebbe la più elegante e la meno invasiva, ma dubito che possa essere utilizzata in emergenze come le emorragie».

È stato fatto un passo avanti, ma le sfide sono ancora tante, a partire dall’efficienza. Infatti, un litro di sangue contiene milioni di milioni di eritrociti e il sistema ideato da Slukvin è in grado di produrre trenta milioni di eritrociti a partire da un milione di cellule staminali, numero enorme ma non sufficiente per disporre di un sistema efficace. In secondo luogo, l’utilizzo inevitabile (per ora) di embrioni di topo implica la necessità di sperimentare il passaggio al topo adulto e successivamente all’uomo.

Sentiamo, infine, il parere dell’Associazione volontari italiani sangue (Avis). «Avis promuove la ricerca scientifica; ne è testimonianza il sostegno che forniamo alla Fondazione Telethon – afferma Vincenzo Saturni, Presidente Avis -. Pertanto, siamo favorevoli agli studi che portino alla reale disponibilità di sangue artificiale. È fondamentale però che vengano garantiti alcuni presupposti: il sangue è un tessuto vivo e molto complesso e non tutte le sue funzioni potranno probabilmente essere soddisfatte dai sostituti; poi, la trasfusione deve essere sicura e deve essere garantita l’equità dell’accesso a costi sostenibili».

Stando ai dati Avis, in Italia vengono trasfusi quotidianamente più di 8500 componenti del sangue. «Nel caso si dovesse arrivare alla completa sostituzione del sangue umano con derivati artificiali, sarà stato raggiunto l’obiettivo di curare al meglio tutti gli ammalati ed il patrimonio di disponibilità dei donatori e di Avis non andrebbe disperso, ma canalizzato verso altre forme di solidarietà» conclude Saturni.


Di: Alessio Pappagallo
FONTE : La ricerca è stata pubblicata dalla rivista Nature Communication, intervista a Igor Slukvin, Michele Samaja e Vincenzo Saturni
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