Donazione del sangue e alimentazione corretta

Consigli e luoghi comuni da sfatare, alla ricerca di una dieta sana ed equilibrata. Regole semplici e valide per tutti, suggerite da un donatore di sangue (ed esperto) d’eccezione.
Prof. Cannella, partiamo da alcune credenze popolari. Molti temono ancora che donare il sangue, anche se poi si ricostituisce, possa danneggiare la salute, magari provocare un’anemia temporanea. Come deve comportarsi a tavola un soggetto sano, dopo aver donato?
Una sana alimentazione è la nostra migliore ricarica naturale. La sacca di sangue ottenuta dalla donazione è composta da circa 450 millilitri e contiene in media 65 g. di emoglobina. Questo significa che si perde, si badi, momentaneamente, mezzo litro di liquido circolante di sangue, su una media di circa 7 litri. Una perdita consistente…
Come recuperare?


Fra i tanti modi di dire, vi è appunto quello che “la carne rossa fa buon sangue”.
Che cosa c’è di vero e perché?

Molto di vero. Anzitutto perché la carne e le uova sono la maggior fonte proteica. Ovviamente anche il pesce, cioè gli alimenti di origine animale in genere. Per quanto riguarda però il ferro, il primato spetta proprio a carne rossa e fegato. Ed il ferro è davvero un alimento chimico fondamentale per la fabbricazione dell’emoglobina, cioè la sostanza che trasporta l’ossigeno nel sangue.

Tuttavia, fra le nuove tendenze alimentari, si registrano una crescente avversione per la carne rossa e la diffusione di diete esclusivamente vegetariane. Quali problemi possono dare e come sostituire la carne per evitare carenze di ferro, se ciò è possibile?
Con grande difficoltà. Occorre distinguere: il vegano, cioè il vegetariano stretto che mangia solo alimenti vegetali, alla lunga può incontrare seri problemi, perché deve integrare, oltre il ferro, vitamina B12 e calcio. Se invece mangia anche latte, uova, pesce può riequilibrare queste carenze.
Torniamo al ferro. La medicina insegna che a un adulto ne sono necessari 10 – 12 mg. al giorno, ma che il nostro organismo è in grado di utilizzare solo una modesta percentuale di ferro introdotta con gli alimenti. Che ruolo integrativo, carne a parte, possono allora svolgere le verdure? Da bambini, ad esempio, siamo stati spesso perseguitati dalla raccomandazione di mangiare tanti spinaci…
Da questo punto di vista è una credenza priva di fondamento. Abbiamo fatto il conto: per ottenere tanto ferro quanto ne prendiamo in 100 g. di carne, dovremmo mangiare addirittura 4 chili di spinaci. Non sono certo paragonabili…

Anche le lenticchie sono tradizionalmente raccomandate per il loro valore elevato di ferro. Vero o falso?

Vero e falso insieme, come per gli spinaci. Perché è vero che questi alimenti hanno molto ferro, ma il problema è più complesso. Non basta guardare al valori assoluti della composizione. Le lenticchie crude, ad esempio, ne contengono molto, ma in rapporto a 100 g. di prodotto secco. Mentre, cucinate, ne mangiamo al massimo 20 o 30 g. e quel ferro è meno assorbibile. Se va a vedere gli spinaci, il valore in ferro è 2,9 mentre nel bovino, di ferro, ne troviamo solo l’1,4. Ma questo è molto più assorbibile dal nostro organismo. In assoluto, l’alimento che contiene più ferro è l’uovo, il cui tuorlo raggiunge un valore in proporzione altissimo (4,9), ma non altrettanto assorbibile come quello contenuto nella carne rossa.

In conclusione, il donatore di sangue, nell’immediato, può a buona ragione prendersi una bella bistecca, invece della solita fettina?
In questo caso è ampiamente giustificato. Ma ricordiamo anzitutto che questo piccolo salasso sull’organismo ha anche effetti benefici, perché aiuta il ricambio. Non ho mai avuto occasione di dichiararlo prima, ma anch’io per anni ho donato il sangue, e lo posso testimoniare…

Dunque parla per esperienza diretta. Come ha iniziato?
Come spesso capita ho cominciato per caso, quando un membro del personale qui all’Università ha dovuto operarsi d’urgenza e poi ho preso questa abitudine. Una buona abitudine che oggi raccomando a tutti.

A proposito di buone abitudini, lei è uno degli esperti chiamati dal Ministro Sirchia a far parte della cosiddetta “Commissione taglia-porzioni” contro i rischi di obesità. Quali sono a tavola i vizi (o le eventuali virtù) degli italiani?
E’ un discorso complesso. Facciamo chiarezza partendo dal nome della Commissione, che in realtà è stata istituita per migliorare lo stato di nutrizione della popolazione e per modificare alcuni stili di vita legati all’alimentazione. L’obiettivo quindi non è, come si crede, tagliare tutte le porzioni, ma ridurne alcune e aumentarne altre, quelle di frutta e ortaggi. Soprattutto la frutta.

Perché ne consumiamo poca?
A causa di abitudini indotte dal mercato: gli ortaggi li mangiamo più facilmente perché ci sono i minestroni già pronti, i surgelati. E’ per la frutta che spesso non troviamo il tempo, o lo spazio, a fine pasto. Tutti si fermano prima, oppure la sostituiscono con qualcos’altro, magari con il dolce o il gelato. Altro errore, comune nel caso dei bambini, è sostituire la frutta fresca con i succhi di frutta.

 

Pieni di calorie per gli zuccheri aggiunti…
Diciamo, piuttosto, pieni di tante cose…

Vuol dire piene di coloranti, conservanti e via dicendo? Professore, dica la verità…
Perché quando lei prepara il frullato a casa cambia colore? Perché si ossida, mentre quello che lei prende confezionato rimane inalterato. Per carità, tutto autorizzato e sicuro, però…meglio fresco. Morale della favola: occorre spiegare alla gente come ridistribuire e migliorare i nostri consumi alimentari. Ad esempio, in generale, noi mangiamo troppa carne, come risulta da un’indagine condotta dall’Istituto nazionale di nutrizione insieme all’Istat. Se noi facciamo la somma dei reali consumi complessivi (bovino, maiale, agnello, ecc.) viene fuori che noi assumiamo 129,1 g. di carne al giorno, al netto degli scarti. Il risultato è che, quotidianamente, solo con queste carni noi ci mangiamo circa 26 g. di proteine. Se poi ci andiamo ad aggiungere il pesce, le uova, il latte e i derivati, viene fuori che noi mangiamo ogni giorno 47,2 g. di proteine animali. E’ troppo, perché il fabbisogno reale per una vita normale è intorno a 50 – 60 g., ma noi con questa cifra copriamo già quasi per intero il fabbisogno. E le proteine vegetali, dove le mettiamo?

Perché anche pane, pasta, legumi hanno le loro proteine…
– Ecco perché alla fine ne mangiamo troppe. Inoltre le proteine animali sono associate al grasso nascosto che non è il condimento, grasso aggiunto. Tenga poi presente che questi dati sono valori medi: ciò significa che comprendono anziani, bambini e chi non mangia carne. Quindi un valore medio di 47,2 di sole proteine animali dimostra un’alimentazione fortemente squilibrata.

Riepilogando, come invertire questa tendenza?
Mangiamo di più anzitutto frutta e ortaggi, preferiamo la verdura fresca  ma senza demonizzare i surgelati, importantissimi per la loro facilità d’uso. Altro suggerimento: diminuiamo un po’ i condimenti e gli alimenti di origine animale in generale, cercando invece di mangiare più pesce.

Insomma, più dieta mediterranea di una volta e meno grassi animali…
Le nostre sono abitudini da non perdere, ma anzi da rafforzare e da affiancare al movimento fisico. Se infatti raffrontiamo i dati di consumo degli italiani con quelli degli statunitensi, scopriamo che gli americani assumono circa due volte e mezzo la quantità di latte e derivati che prendono gli italiani e mangiano pressappoco solo un terzo della frutta fresca che mangiamo noi. Queste cifre già da sole indicano un esempio da non seguire.

Ma il ruolo di pane e pasta?
Pane e pasta vanno bene, ma con discrezione. Un esempio per tutti: ha mai sentito parlare del “paradosso francese”? I francesi mangiano molti formaggi, ma sono più snelli e hanno meno patologie cardiovascolari. Perché mangiano magari un’intera baguette, ma non ci aggiungono il piatto di pasta. In altre parole, i carboidrati sono importanti, guai a toglierli, però vanno mangiati con moderazione. Noi vogliamo troppe cose insieme, senza rinunciare. Mangiamo invece tutto, ma con equilibrio.
In quasi tutti i centri trasfusionali al donatore offrono la colazione: il caffè ma soprattutto il latte, che tuttavia può ricostituire soltanto la parte liquida del sangue. Se lei pensa che la quota raccomandata di proteine per un soggetto adulto è di circa 70 g. al giorno, si rende conto che nella donazione ne perde 65 di sola emoglobina, che deve saper reintegrare. Ma se poi a casa si mangia una bella bistecca…

(Prof. Mario Cannella – Univ. La Sapienza di Roma)