La carenza di ferro nel sangue

Uno dei motivi più frequenti di visita medica presso la nostra AVIS è quello della carenza di ferro: sono molti, infatti, i donatori che, prima o poi, hanno avuto a che fare con tale problema, più tecnicamente con la carenza marziale.

L’argomento è vasto, complesso e di estrema importanza per chi, periodicamente, si sottopone a prelievi di sangue o plasma.

Un individuo normale adulto possiede da 3 a 5 grammi di ferro (50 mg/kg nell’uomo; 35 mg/kg nella donna) distribuiti nell’organismo in vari compartimenti di cui i principali sono il ferro emoglobinico (pari al 67% del totale; quello, in parole semplici, contenuto nei globuli rossi) e il ferro di deposito, di scorta (pari al 27% ; la famosa “ferritina” contenuta nei tessuti).

In base alle caratteristiche del complesso metabolismo del ferro, una carenza marziale può manifestarsi quando vi sono:

  • Insufficiente contenuto di ferro nella dieta;
  • Aumentato fabbisogno di ferro;
  • Difettoso assorbimento del ferro;
  • Aumentate perdite di ferro.

L’aumentato fabbisogno di ferro si verifica principalmente nei bambini tra il 6° ed il 24° mese di vita, nell’adolescenza, in gravidanza e durante l’allattamento, nei donatori abituali di sangue.

Tralasciando il difettoso assorbimento, poco comune, una causa importante di carenza marziale è la perdita protratta di ferro: nella donna in età fertile i sanguinamenti mestruali normali comportano una perdita media di circa 15-20 mg di ferro; nella donna in menopausa e nell’uomo la sede più frequente di sanguinamento cronico è il tubo digerente. Cause più comuni sono le varici esofagee, l’ernia jatale, l’ulcera peptica, la gastrite, le emorroidi, le neoplasie dell’intestino; cause meno frequenti sono le epistassi (perdita di sangue dal naso) ripetute, l’emoftoe (perdita di sangue dalle vie respiratorie) in pazienti con infezioni croniche polmonari o neoplasie, le cistiti emorragiche.

Senza addentrarci troppo in questioni tecniche possiamo affermare che, a parte le patologie sopra elencate, esistono alcune categorie di persone “fisiologicamente” a rischio di carenza marziale e tra queste sicuramente i donatori abituali di sangue. I sintomi legati a questa carenza possono essere molto aspecifici e, nelle forme meno gravi, sono rappresentate da stanchezza, facile affaticabilità e difficoltà di concentrazione.

A proposito del ferro assunto con l’alimentazione è opportuno sottolinearne alcune caratteristiche e differenze peculiari. Non tutto il ferro contenuto negli alimenti, infatti, viene assorbito in ugual modo dal nostro organismo e questo in relazione all’origine animale o vegetale. Tale differenza di assorbimento è dovuta a due tipologie diverse di ferro:

  • il ferro-eme
  • il ferro-non eme

Il ferro-eme (l’eme è uno dei componenti dell’emoglobina) costituisce il 40% circa del ferro contenuto nei cibi di origine animale. Tale ferro è altamente assorbibile. Il restante 60% contenuto negli alimenti di origine animale è rappresentato da ferro-non eme.

Il ferro-non eme costituisce il 100% del ferro contenuto negli alimenti di origine vegetale: tale tipologia è poco assorbibile dal nostro organismo.

In particolare il nostro corpo assorbe circa il 25% del ferro contenuto in carne, pesce, pollame, mentre solo il 5% da cereali e verdure; questa ultima percentuale aumenta fino al 15-20% se associamo ai cereali ed alle verdure l’assunzione di alimenti di origine animale o alimenti ricchi di vitamina C quali agrumi, uva, kiwi, peperoni e patate.

Gli alimenti con maggior contenuto di ferro-eme, facilmente assimilabile, sono compresi tra quelli di origine animale ed in particolare: fegato suino e bovino e carni rosse in generale. Le carni bianche, il pesce (tranne le ostriche, il tonno, le acciughe e le sarde) e i latticini hanno invece un contenuto basso di ferro-eme.

Gli alimenti contenenti ferro-non eme, difficilmente assimilabile, sono, come detto, soprattutto i vegetali: fra questi i più ricchi sono i funghi secchi, i legumi (lenticchie, ceci, fagioli, fave, lupini) e le verdure a foglia larga quali gli spinaci.

I nostri donatori vengono regolarmente seguiti, ad ogni donazione, nei principali indicatori del “patrimonio di ferro”: emoglobina e ferritina.

E’ ormai comunemente dimostrato che il dosaggio della ferritina, essendo correlato con le riserve di ferro, è il parametro ematologico più significativo per valutare i depositi marziali dell’organismo e coglierne precocemente un deficit, prima che si instauri una carenza grave con ripercussioni sullo stato di salute.

Nel caso anche solo di iniziale carenza marziale vengono chiamati a visita medica di controllo. Le possibilità di correggere questa carenza sono:

  • Sospensione dalla donazione per un certo periodo, in modo da consentire all’organismo di ricomporre le proprie scorte di ferro
  • Diminuzione del numero delle donazioni annue, portandole da 4 a 3 o addirittura a 2 all’anno
  • Passaggio temporaneo dalla donazione di sangue intero alla plasmaferesi, pratica trasfusionale che consente una minore deplezione di ferro
  • Aumento dell’apporto di ferro con la dieta
  • Terapia farmacologica marziale, quando necessario e sempre su prescrizione medica.

Adelmo Danieli

Sono responsabile infrastruttura di rete Italia ed IT manager, di una multinazionale Tedesca. Come passione ho il Podismo ed il Ciclismo amatoriale di Gran Fondo su strada. Da sempre impegnato nella sezione AVIS Comunale Ostiano nella quale ho cercato di portare tutto al mia competenza al fine implementare le nuove tecnologie al servizio dei donatori di sangue.