Omicron spaventa i volontari

Donazione sicura grazie ai protocolli, ma è allarme con Omicron

di Sergio Campofiorito

La variante Omicron soffia forte sul braciere dei contagi che riporta il segno “+” su tutti i parametri della pandemia di Covid-19I dati su nuovi casi, terapie intensive e isolamenti domiciliari continuano a crescere (le festività natalizie, con i suoi riti familiari, sono appena trascorse) lasciando i cittadini sempre sull’allerta.

I bisogni della quotidianità (affetti, scuola, lavoro) vengono limitati dal rischio del contagio, così, magari anche inconsciamente, si preferisce differire ciò che non è avvertito come necessario. Donare il sangue, soprattutto, in questo periodo non può rientrare in questa categoria.

Donare sangue intero, plasma e piastrine è un’operazione sicura, resa ancora più sicura negli ultimi tempi da rigidi protocolli sanitari che salvaguardano volontari, personale trasfusionale e il prodotto finale, la sacca di sangue e gli emoderivati.

Rafforzare l’anamnesi per identificare i donatori che hanno avuto contatti con casi sospetti di Covid-19 e ammetterli alla donazione solo dopo aver rispettato la quarantena e l’auto sorveglianza. Sono le misure di prevenzione indicate dal Centro Nazionale Sangue, in riferimento alla circolare del Ministero della Salute dello scorso 30 dicembre.

La nota del CNS giunge in considerazione delle azioni di risposta introdotte per contrastare la variante VOC SARS-CoV-2 Omicron attualmente in circolazione a livello globale. Come spiegato dal ministero, la terza dose di vaccino riporterebbe l’efficacia delle somministrazioni “a livelli comparabili a quelli contro la variante Delta, assicurando una buona protezione dalle forme gravi della malattia. Per questo motivo – si legge nella circolare – è opportuno promuovere la dose di richiamo (“booster”) e differenziare le misure previste per la durata e il termine della quarantena sia in base al tempo trascorso dal completamento del ciclo vaccinale primario che alla somministrazione della terza dose”. 

Omicron

Precauzioni e regole sono state stilate per garantire tutta la filiera: una circolare del Centro nazionale sangue, la massima autorità italiana sul sistema sangue, a tutti i centri di raccolta raccomanda di:

  • rafforzare l’anamnesi per identificare i donatori con contatto, ad alto (contatti stretti) e a basso rischio, con casi Covid-19 sospetti/confermati;
  • ammettere alla donazione i donatori che hanno assolto alle misure di quarantena e controllo (autosorveglianza) previste dalla sanità pubblica. Chi invece è guarito dal virus può donare a partire da 14 giorni dalla completa risoluzione dei sintomi (fatta eccezione per ageusia/disgeusia e anosmia che possono perdurare per diverso tempo dopo la guarigione) oppure in presenza di un test molecolare o antigenico negativo”.

Per gli asintomatici che abbiano ricevuto la dose booster o che abbiano completato il ciclo vaccinale primario nei 120 giorni precedenti o ancora che siano guariti da infezione da SARS-CoV-2 nei 120 giorni precedenti, non si applica la quarantena ed è fatto obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2 per almeno 10 giorni dall’ultima esposizione al caso. Il periodo di auto-sorveglianza termina al giorno 5. È prevista l’effettuazione di un test antigenico rapido o molecolare per la rilevazione dell’antigene Sars-Cov-2 alla prima comparsa dei sintomi e, se ancora sintomatici, al quinto giorno successivo alla data dell’ultimo contatto stretto con soggetti confermati positivi al Covid 19.

Gli operatori sanitari devono eseguire tamponi su base giornaliera fino al quinto giorno dall’ultimo contatto con un soggetto contagiato.

Dunque, i criteri di selezione e di valutazione delle idoneità dei donatori sono stati ulteriormente rafforzati nell’ultimo periodo, le strutture di raccolta sangue non mai state così sicure.

Intanto, Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis, nella pagina ufficiale dell’associazione lancia un appello alla donazione: “La variante Omicron sta generando difficoltà anche nel settore trasfusionale — spiega Briola — In alcune aree del Paese si segnalano, infatti, carenze nella raccolta a seguito dell’incremento del numero dei contagi e questa flessione potrebbe aggravarsi nelle prossime settimane. L’elevato numero di positivi attualmente presenti nel nostro Paese rischia, infatti, di provocare delle serie ripercussioni sulle attività cliniche che prevedono la somministrazione di trasfusioni o di farmaci emoderivati. Per questo invitiamo chiunque non lo avesse ancora fatto a diventare donatore di sangue o plasma. Agire — chiosa il presidente — attraverso la programmazione e la prenotazione della donazione significa assicurare le scorte e permettere accessi contingentati nei centri trasfusionali e nelle unità di raccolta per la sicurezza di tutti: personale sanitario e donatori stessi. Continuare a donare è fondamentale per non generare nuove emergenze”.

Adelmo Danieli

Sono l'autore di AVIS Ostiano