Gabbioneta e la sua storia

L’attuale comune di Gabbioneta Binanuova è nato nel 1928 dalla fusione di due centri posti entrambi sulla riva destra del fiume Oglio che, in questo punto, separa la provincia cremonese da quella bresciana.

I reperti ritrovati lungo l’Oglio testimoniano che l’a rea era già abitata in tempi assai remoti. Tuttavia alcuni storici locali dell’Ottocento, fra cui Angelo Grandi, attribuiscono a Gabbioneta un’origine romana.

Questa tesi si basa sul ritrovamento nella vicina località di San Pedretto, di un cippo con un’iscrizione: “Collegium Fabbrorum…”. Esso attesta la presenza, in epoca romana, di un collegio di fabbri, o meglio di un’importante corporazione.

Il nome del paese si presta a varie interpretazioni per alcuni deriverebbe da “gabbion”, cesto di vimini ripieno di terra usata per fare da parapetto al terreno da difendere. Secondo altri l’etimologia sarebbe invece da collegare al nome proprio romano “Gabinius”, oppure agli abitanti di Gabio, città laziale: alcuni di essi, che facevano parte del gruppo di coloni inviati per la fondazione di Cremona, sarebbero stati spediti a presidiare la zona del fiume, dove avrebbero fondato appunto Gabbioneta.

Nel Medioevo Gabbioneta ebbe un proprio castello, caratteristica peculiare, questa, di tutta la valle dell’Oglio che, essendo area di confine, suscitò spesso battaglie e lotte per il possesso delle sponde del fiume.

Gabbioneta aveva una Chiesa parrocchiale già nel X secolo, come risulta da un documento riportato dallo storico Luigi Aporti. Nel XII secolo nel borgo sorgeva pure un ospizio od ospedale per il ricovero dei pellegrini, dei poveri e degli infermi.

Il nome di Gabbioneta si ritrova in un altro documento con il quale Filippo Maria Visconti concede, nel 1432, al castello ed al borgo un mercato di otto giorni esente da dazi. Nel XVI secolo, infine, durante quel burrascoso periodo che vide la città di Cremona ed il suo contado passare alternativamente dal dominio della Repubblica Veneta al possesso di Luigi XII, re di Francia, Gabbioneta soffrì tutte le conseguenze di queste guerre e venne occupata dalle truppe francesi e venete. Pur essendo posto a breve distanza da Gabbioneta, il centro di Binanuova presenta uno sviluppo storico relativamente diverso.

L’etimologia del nome ancora una volta ci riporta al fiume Oglio: Binanuova deriverebbe infatti da “bina”, termine con il quale veniva indicata una diga fatta di tronchi d’a lbero, una chiusa che deviava le acque del fiume affinché alimentassero i mulini.

Anche a Binanuova esistette nel Medioevo un castello che, secondo una pergamena del 1192, era ” nuper aedificato” ed i cui abitanti, guidati da cinque consoli nominati dal comune di Cremona, erano liberi da ogni controllo della città dietro pagamento di un tributo annuo.

Nel 1403 il paese fece parte delle terre sottomesse ad Ugolino Cavalcabò, marchese di Viadana e rappresentante del partito guelfo.
Nel 1451 Francesco Sforza, duca di Milano, tornato in possesso di queste terre, dona a Bartolomeo Gazzo, nobile cremonese, varie “possessioni” nel territorio di Binanuova e di Scandolara Ripa d’Oglio.

Nel 1647, quando il Duca di Modena Francesco I, in lotta con gli spagnoli che allora occupavano Cremona ed il territorio circostante, si diresse con i suoi alleati francesi e piemontesi verso la città per cingerla d’a ssedio, incontrò sul suo cammino una resistenza nei punti meglio fortificati: la reazione delle sue truppe fu immediata e tra i paesi del contado inferiore cremonese che la subirono vi fu anche Binanuova, che ebbe spogliate le case, imprigionati gli abitanti e distrutta la Rocchetta.

GABBIONETA

Le origini di questa località sono assai remote nel tempo: lo attestano i reperti venuti alla luce nella zona che permetterebbero di datare la fondazione del borgo attorno agli anni della fondazione di Cremona (218 a.C.). Le prime notizie storiche raccontano di una chiesa parrocchiale sin dal X secolo. Nel 1227 il Podestà di Cremona invia un tale “Marino da Gabbioneta” come suo procuratore per ricevere il possesso di Guastalla e Luzzara nel mantovano.

Nel 1428 anche Gabbioneta è nominata tra gli “indubitata fortilicia” del territorio cremonese. In epoca medievale vi esiste un ospizio per viandanti e pellegrini che viene ricordato ancora in documenti del XVII secolo. Nel 1521 è occupata dai Francesi in guerra con gli Imperiali.

Gabbioneta possiede due chiese: la parrocchiale, dedicata a S. Ambrogio, eretta in “prepositura” nel 1677, e un oratorio dedicato alla B.V. di Caravaggio di origine secentesca.

BINANUOVA

Mentre poco è dato sapere sulle origini antiche del nostro centro, storicamente sappiamo che nel 1192 ha la prerogativa di “borgo franco” e nello stesso periodo “ad Binam Novam in ripa Olei” viene edificato un “castrum”. Dal “Grandi” sappiamo che era munita di Castello sin dal Medioevo.

Nel 1403 è sotto la dominazione di Ugolino Cavalcabò, guelfo, signore di Cremona. Binanuova è nominata nel 1428 tra gli “indubitata fortilicia” del territorio cremonese. Nel 1621 è attestata la presenza di una rocchetta posta a difesa del porto sull’Oglio e dei mulini.

Nel 1647 la rocca viene smantellata dai Francesi, alleati degli Estensi, che infestarono il contado cremonese razziando ed imprigionando gli abitanti meditando la conquista di Cremona.

Binanuova possiede oggi due chiese: la parrocchiale dedicata ai santi Martino di Tours e San Nicola e l’oratorio dedicato alla Madonna del Patrocinio, ma più nota come “chiesa di San Rocco”.

La Chiesa prepositurale di S. Ambrogio

Chiesa di Gabbioneta

In un rigoroso stile barocco, l’aula ad una navata, è scandita da un succedersi intervallato di campate grandi e piccole.

La costruzione attuale, di evidente imponenza, risale alla fine del ‘600 e fu realizzata su un preesistente edificio.

La facciata venne ultimata nel 1710, come fa fede un’iscrizione sui pinnacoli marmorei della stessa, ed arricchita di due affreschi del bresciano Eliodoro Coccoli: l’ingresso a Milano di S. Ambrogio e la Madonna Immacolata.

In un rigoroso stile barocco, sobrio e misurato, l’aula, ad una navata, è scandita da un succedersi intervallato di campate grandi e piccole.

Di particolare interesse l’altare maggiore, in marmi intarsiati di notevole raffinatezza e preziosità, gli altari laterali con base marmorea ed alzata in stucco marmorizzato, tutti del XVIII secolo (due recano la statua lignea della B.V. Maria e del Sacro Cuore, i restanti due tele settecentesche raffiguranti S. Antonio da Padova e la Deposizione dalla croce con S. Rocco e le anime purganti), ed il prezioso organo “Amati” del 1860.

Il patronato dei nobili Pallavicino ha ingentilito la chiesa di decori e di arredi.

L’ Oratorio della B.V. di Caravaggio

La decorazione della volta reca stucchi di gusto naturalistico e due pregevoli affreschi rappresentanti l’Annunciazione e l’Assunzione.

La storia di questo apprezzabile edificio inizia il 13 agosto 1624, con l’erezione nel campo della “Maestà” di proprietà dei nobili fratelli Evangelista e Cesare Canobbio, di un’edicola, per esaudire un voto a suo tempo fatto dalla Madonna di Caravaggio.

Nel 1673 gli atti della visita del vescovo Pietro Isimbardi forniscono una dettagliata descrizione della “ecclesia simplex B.M.V. de Caravagio campetris”, riedificata nel 1666.

L’altare maggiore in marmi policromi con la balaustra anch’essa in marmo – purtroppo privato, con un furto sacrilego, di una voluta – reca l’immagine della Beata Vergine di Caravaggio dipinta ad affresco.

Sul finire del XVIII secolo, venne eretto, appena fuori dalla chiesa e ad essa contigua, il nuovo cimitero, e l’edificio assunse la funzione di cappella mortuaria dei Pallavicino, testimoniata da varie lapidi collocate sulle pareti interne ed esterne.

La decorazione della volta reca stucchi di gusto naturalistico e due pregevoli riquadri ad affresco che rappresentano l’Annunciazione e l’Assunzione.

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La Chiesa parrocchiale dei SS. Martino e Nicola

Chiesa di Binanuova

Di fondazione antica, la Chiesa propone due tavole di grande interesse dipinte a olio su tela dal De Becis.

Di fondazione certamente antica, poiché ha l’abside a oriente, la chiesa venne ampliata di due piccole navate a cavallo tra l’800 e il 900.

Inizialmente dedicata a S. Nicola, assunse anche il titolo di S. Martino, proveniente da una chiesa campestre distrutta.

All’interno l’altare della Madonna del Rosario è certamente il più pregevole, in legno intagliato e dorato di stile barocco esuberante.

Di grande interesse le due tavole, dipinte a olio su legno, del De Becis, appartenente alla cerchia di Campi: S. Sebastiano e S. Rocco, recanti nella parte bassa di entrambe lo stemma di Binanuova, e due tele di buona fattura, Natività con adorazione dei pastori, e Vergine con Bambino adorati da S. Carlo Borromeo e da un santo eremita. Affreschi del pittore Misani, il maggiore dei quali raffigura la carità di S. Martino alla presenza di S. Nicola e dei poveri.

L’ Oratorio della B.V. del Patrocinio

Il modesto edificio riveste un’importanza devozionale: l’immagine della Vergine, scolpita a busto, è venerata dalla popolazione.

Il modesto edificio, nato probabilmente come Lazzaretto ai margini del paese, e meglio conosciuto come “la Madonna di S. Rocco”, non possiede particolare interesse artistico ma riveste un’importanza devozionale: l’immagine della Vergine, scolpita a busto, è venerata dalla popolazione.

Il Castello di Gabbioneta

Castello di Gabbioneta

“Vantava Gabbioneta, sino dalle epoche delle guerre civili (XII e XIII secolo) un castello cinto da larga fossa”… (Don Angelo Grandi).

I primi documenti che lo citano risalgono al 1428 (indubitatum fortilicium). 
Questi castelli sorgevano lungo il corso del fiume Oglio, che era il confine, a contrapporsi per dimostrare il possesso delle sponde.

Diventa proprietà dei Canobio, mercanti cremonesi, dal 1500 al 1700 e poi dei Pallavicino, fino alla metà del XX secolo. La cartografia settecentesca documenta un castello affacciato sull’ansa, oggi abbandonata, del fiume: l’attuale lanca.