Perché si è iniziato a donare il sangue?

La storia della donazione del sangue è antica quanto complessa e si intreccia a quella della trasfusione che abbiamo già descritto nell’articolo “La prima trasfusione di sangue…

Come abbiamo visto in precedenza, le prime prove che attestano primordiali pratiche di trasfusione sono attribuite agli Egizi.

Per tutta l’età antica, il Medioevo e il Rinascimento, al sangue venivano attribuite proprietà benefiche in base al suo alto valore simbolico, fortemente collegato al concetto di vitalità e di forza. Da ciò nasce il continuo rilancio dell’idea di trasferire il sangue da un corpo all’altro per mantenerne intatte la salute e la giovinezza.

primi a donare
I primi donatori di sangue

La scoperta dell’esistenza dei gruppi sanguigni, effettuata nel 1900 da Karl Landsteiner, successivamente premio Nobel per la medicina nel 1930, assicurò uno sviluppo decisivo delle tecniche trasfusione da uomo a uomo. La constatazione della necessità di utilizzare durante la trasfusione sangue dello stesso gruppo sanguigno del paziente, portò infatti alla comprensione del motivo per cui precedentemente gli esperimenti in tal senso erano falliti.

Da quel momento in poi, soprattutto in seguito allo scoppio dei due conflitti mondiali, la pratica della trasfusione è diventata universale. Ad ogni modo molto spesso il sangue trasfuso poteva essere infetto e causare nel paziente altre patologie. Solo successivamente è stato previsto tassativamente e per legge il controllo del sangue donato.

Nel 1927, in Italia, la donazione del sangue si diffonde proprio grazie all’AVIS (Associazione Volontari Italiani del Sangue), che nasce a Milano per iniziativa del medico Vittorio Formentano, il quale per primo comprese il valore di sviluppare un’offerta di sangue libera, volontaria e gratuita, pubblicando su un quotidiano dell’epoca un appello per la costituzione di un gruppo di volontari. All’invito risposero 17 persone (16 uomini e una donna) dando vita, nell’ufficio milanese di via Moscova, al primo gruppo AVIS.

L’Associazione si costituì ufficialmente nel 1929, sempre a Milano, permettendo con la sua attività a chiunque di accedere gratuitamente alle terapie trasfusionali, fino ad allora riservate solo ai cittadini più abbienti.

Fin dal primo momento i donatori di sangue furono sottoposti regolarmente ad accurati controlli sanitari, a tutela della salute propria e dei pazienti creando così i presupposti per una grande attività di prevenzione e di educazione sanitaria. La diffusione di una cultura della donazione volontaria, periodica, anonima, responsabile e non remunerata ha dunque permesso di alzare progressivamente gli standard di sicurezza trasfusionale, soppiantando il precedente sistema a pagamento, privo dei requisiti necessari a tutelare il datore e il ricevente.

Alla fine degli anni ’50 nel nostro Paese i soci donatori di AVIS erano circa 100.000 ma con il passare degli anni è maturata una nuova cultura della donazione che ha sostituito agli ideali di eroismo, sacrificio e generosità caritatevole, lo spirito di consapevolezza dei bisogni di responsabilità, di coscienza civica e di partecipazione.

Oggi sono quasi 1.300.000 in circa 3.400 sedi i soci che offrono un contributo di 2 milioni di donazioni all’anno. (https://www.avis.it/chi-siamo/statistiche/)

Grazie alle donazioni, si riescono a salvare milioni di vite. Per tale ragione donare il sangue deve essere un vero e proprio valore civico, e ci dovrebbe essere maggiore sensibilizzazione in proposito.

Autore: Christian Vianello
Fonte: http://blog.avismi.it