Turnisti donare sangue riduce rischi per la salute

Stimolerebbe la produzione di nuovi globuli rossi e l’eliminazione dei vecchi, riducendo il rischio cardiovascolare in chi lavora facendo turni

Fare i turni mette a rischio la salute: è ormai noto che lavorare di notte, soprattutto se si modificano spesso i turni “disturbando” ripetutamente l’orologio biologico, aumenta il pericolo di malattie cardiovascolari, ma anche diabete e tumori. Ora una ricerca austriaca pubblicata sulla rivista Chronobiology International illustra i motivi che potrebbero spiegare l’incremento del rischio per cuore e vasi, ma soprattutto offre una soluzione semplice e perfino utile per evitarli: donare il sangue, secondo le ipotesi dei ricercatori, potrebbe infatti contrastare i danni da turni

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Effetti negativi sui globuli rossi

Lo studio, va detto, è stato condotto su animali, perciò non è detto che le conclusioni siano immediatamente applicabili all’uomo: Margit Egg, dell’Università di Innsbruck, ha deciso di utilizzare il Danio rerio o pesce zebra, un piccolo pesce d’acqua dolce molto usato in biologia che, come l’uomo, è attivo durante il giorno. Gli animali sono stati esposti a giornate lunghe 21 ore o più brevi, di appena 7 ore, per ricreare i ritmi “sfasati” di chi lavora a turni. «Nei pesci sottoposti a questa sorta di jet-lag abbiamo trovato un numero eccessivo di globuli rossi, ammassati nei vasi sanguigni – spiega Egg -. Normalmente i globuli rossi prodotti e quelli eliminati sono in equilibrio, in modo che la quantità presente sia sempre costante. Il jet-lag e i turni sembrano scompaginare questa situazione, rendendo l’organismo meno capace di ripulirsi dai globuli rossi vecchi attraverso fegato e milza». Purtroppo i globuli rossi invecchiati sono pericolosi, perché possono aggregarsi in trombi in grado di provocare attacchi cardiaci o ictus; per di più funzionano meno bene, rendendo perciò il sangue più povero di ossigeno: tutto questo, secondo gli austriaci, potrebbe spiegare perché i turnisti hanno un rischio cardiovascolare del 30 per cento superiore a chi lavora sempre dalle nove alle cinque.

Un rimedio semplice e utile

La buona notizia, però, è che esiste un metodo molto semplice per ovviare a questi danni da turni: negli esperimenti degli austriaci, infatti, se i pesci zebra venivano esposti a una leggera carenza di ossigeno producevano nuovi globuli rossi controbilanciando gli effetti del jet-lag. «Le vie cellulari che regolano i ritmi circadiani e la risposta alla carenza di ossigeno sono molto interconnesse – osserva Egg -. Quando l’ossigeno scarseggia si attiva il gene dell’eritropoietina, che regola la produzione dei globuli rossi: questo gene, così come altri “accesi” dall’ipossia, di norma ha un ritmo circadiano di attività ben preciso, che la carenza di ossigeno va a disturbare. Nei pesci zebra l’ipossia ha smorzato gli effetti negativi dei turni, riducendo la mortalità degli animali di circa il 10 per cento». Nell’uomo non è richiesta una periodica permanenza in alta montagna, né è necessario sottoporsi alla carenza di ossigeno in altra maniera: come spiegano i ricercatori, «nell’uomo donare il sangue stimola la produzione di nuovi globuli rossi, proprio come l’ipossia nel pesce zebra. Perciò, riteniamo che farlo periodicamente potrebbe contrastare in modo semplice ed efficace gli effetti negativi del lavoro a turni sul sistema cardiovascolare». Un buon motivo in più per donare il sangue, un atto di generosità assai utile alla società visto che si tratta del mezzo migliore per far sì che negli ospedali vi sia sempre abbastanza sangue per far fronte alle richieste di trasfusioni.